Islamismo, il bolscevismo del XXI secolo Islamismo, il bolscevismo del XXI secolo Joël Labruyère Imprimer cet article
Un testo controcorrente

Auteur: Joël Labruyère

«La violenza dell’avanzata islamica è il fenomeno più importante della nostra epoca. Sottovalutata dalla maggior parte dei nostri contemporanei, questa avanzata è analoga agli esordi del comunismo ai tempi di Lenin. Le conseguenze di questo fenomeno sono ancora imprevedibili. All’inizio della rivoluzione marxista, si credeva di poter contenere la corrente adottando soluzioni parziali. Ma né il cristianesimo, né le organizzazioni padronali o operaie hanno trovato una risposta. Allo stesso modo, oggi il mondo occidentale non sembra affatto pronto ad affrontare il problema dell’Islam. In teoria, la soluzione sembra peraltro molto difficile. Quello che possiamo fare per ora è prendere coscienza della gravità del fenomeno.»
- André Malraux, giugno 1956


Per formulare il pensiero summenzionato, Malraux si era ispirato a un libro che ebbe un impatto importante – benché sotterraneo – tra gli intellettuali e gli uomini politici francesi dell’epoca: la Sociologia del Comunismo di Jules Monnerot, apparso nel 1949 e sottotitolato L’Islam del 20esimo secolo. L'autore tenta di dimostrare in che cosa il bolscevismo sia una religione e quali siano i mezzi di espansione di questa organizzazione molto particolare, tracciando un parallelo tra questo fenomeno e l’avanzata dell’Islam dodici secoli prima.

Ma ciò che Monnerot non aveva visto è che l’Islam, lungi dall’essere un fenomeno del passato destinato a scomparire, sarebbe tornato potentemente sull’avanscena, assumendo addirittura il ruolo che aveva avuto l'URSS in precedenza. Come afferma Carlos, un terrorista comunista convertito all'Islam, «dal crollo del campo socialista, l'Islam è diventato la forza principale della lotta antimperialista» (L'Islam Révolutionnaire, Éditions du Rocher, 2003). Carlos profetizza: «Disgustati dal materialismo, gli Occidentali si rivolgeranno sempre più alla Fede islamica». Infatti, sono numerosi gli insubordinati al sistema che attualmente guardano all'Islam per trovare basi ideologiche solide.

Ma in queste conversioni vi è una reale presa di coscienza spirituale o siamo in presenza di una semplice transizione dalla politica religiosa alla religione politica?


SORPRENDENTI ANALOGIE

Ritorniamo sul parallelo tra Islam e comunismo, e notiamo anzitutto le similitudini nell’atteggiamento di entrambi nei confronti dello Stato: così come il musulmano in territorio non islamico deve considerarsi su un «terreno di guerra» – Dar-al-Harb – il militante comunista, sia esso leninista o trotzkista, opera con tutte le sue forze per il crollo del Paese «capitalista» che lo accoglie e nel quale è probabilmente nato.

La sua ubbidienza va al partito comunista – e quindi a Mosca all’epoca in cui questa città era il centro dell'Internazionale Socialista – proprio come l’obbedienza del vero musulmano va anzitutto ai Paesi assoggettati alla legge islamica, la charia. Per un musulmano, la legge religiosa è al di sopra della legge civile, e per di più ordina il non rispetto della legge del Paese. Infatti, «i credenti hanno l’obbligo di propagare la loro fede» per ricondurre gli infedeli nel «territorio di Dio» – Dar-al-Islam.

Nell'Islam, come nel comunismo, troviamo persone che, pur risiedendo in un determinato Paese, agiscono di fatto per un’altra organizzazione. In questo contesto che si è vieppiù generalizzato, la guerra non è più condotta da un Paese contro un altro ma, secondo Carlos, «il campo di battaglia è diventato mentale», psicologico: si tratta di reclutare il maggior numero possibile di persone inviando messaggi forti. I soldati politici di questa nuova guerra devono essere animati «da una leggenda attiva e organizzatrice, un mito storico atto a renderli fanatici».

Teoricamente iperrazionale, il marxismo si rivela in pratica una potente religione che divide coloro che credono nella «marcia della Storia verso la rivoluzione proletaria» da coloro che non vi credono. Una volta che il credente comunista è sufficientemente ipnotizzato dal sogno della Grande Sera, può dedicarsi a tutte le operazioni di infiltrazione e di sabotaggio necessarie, tecniche che – secondo Jules Monnerot – furono impiegate per la prima volta dai sufi sciiti in Persia.

Se l'Islam è più chiaramente una religione, occorre tuttavia rilevare che è fondata sull’unica credenza secondo cui Allah – il Dio unico – ha parlato, in arabo, al profeta Maometto. Il Corano non è altro che una lunga ingiunzione a credere a questo fatto: o lo accettiamo, sottomettendoci alle leggi che ne derivano, o lo rifiutiamo. Chi lo rifiuta è considerato dai musulmani un infedele che finirà all’inferno per aver misconosciuto l’onnipotenza di Allah. Non esiste via di mezzo.

L'altro versante di queste dottrine è che qualsiasi militante che operi per la «buona causa» è già salvo. Qualunque siano gli atti di barbarie che possa commettere, la sola osservanza dei dogmi della sua religione sono sufficienti a perdonarlo. Non deve più interrogarsi sui moventi profondi delle sue azioni liberandosi così dell’immenso fardello di porsi delle domande. Carlos afferma che dopo la sua conversione all'Islam, la sua «visione del mondo non si è modificata ma semplificata». Allo stesso modo, accettare il credo marxista significa per lo più semplificare i dati del problema politico.

Il militante-credente ha un unico obiettivo: stabilire il paradiso sociale sulla Terra, e qualsiasi astuzia è buona per riuscire in questo intento. Può distruggere tutto, radere tutto, e lo farà, perché non deve sussistere niente di ciò che non sia conforme al suo piano. L’egualitarismo, nel marxismo come nell'Islam, implica non solo l’idea di solidarietà, ma è un’ingiunzione a non elevarsi, a non differenziarsi.

Non solo possono partecipare tutti al mondo nuovo così creato, ma devono parteciparvi tutti, e coloro che fossero così folli da vedere le cose in un altro modo vanno trattati come pericolosi asociali. Per queste due dottrine, non vi è alternativa ed è per questo che, dalla loro inevitabile fusione, risulterà uno Stato unico, diretto da un’élite illuminata.


PREPARAZIONE DEL NUOVO ORDINE MONDIALE

Carlos riteneva che «se il marxismo avesse potuto reintrodurre una dimensione religiosa, si sarebbe quasi certamente imposto ovunque». Questa constatazione è sicuramente stata fatta da tempo dagli iniziati che operano per instaurare un nuovo ordine mondiale. Nessun governo mondiale senza una religione mondiale! E se alcuni hanno ritenuto che la farragine della New Age possa costituire tale religione planetaria, non è impossibile che l'Islam abbia un posto speciale in questa nuova configurazione sociopolitica.

Così come l’esperienza bolscevica – con la sua gestione meccanicistica dell’essere umano – ha dovuto scomparire dalla nostra vista per meglio riapparire quando il mondo sarà pronto, è possibile che l’impresa islamica, lanciata ormai dodici secoli or sono, finisca per trovare la sua completa realizzazione nell’Impero futuro, senz’altro sotto una forma più blanda – a immagine del quasi musulmano Barack Obama – ma sempre con le stesse intenzioni di livellamento.

L'Islam si sta propagando e, come ha annunciato Malraux, nessuno sembra essere in grado di contenerlo. La Francia, diretta da un regime cripto-comunista da quando De Gaulle ha ceduto alcuni dei principali ministeri a Stalin (Educazione, Cultura, Lavoro, Finanze), continua a essere un territorio di sperimentazione del futuro Nuovo Ordine Mondiale. Sei milioni di immigrati musulmani, centinaia di migliaia di occidentali convertiti all'Islam fanno dire a Carlos che «la Francia è già, da decenni ormai, Dar-al-Islam – un territorio dell'Islam».

Oggi in Francia si contano a milioni coloro che si ribellano al sistema. Vengono formati nelle gabbie delle scale delle case popolari o nelle università. Tutti aspirano soltanto al crollo sociale. Ma se un giorno le élite daranno loro uno spazio per esprimere pienamente il loro odio, sarà unicamente per distruggere quel poco che rimane di organico e di umano nella società francese. Poi ritornerà il Terrore, e dal caos nascerà l'Ordine: l'ordine mondiale tecnocratico al quale nessuno potrà sfuggire.

Quello che non si è ancora capito è che se il concetto di libertà venne così esaltato durante la Rivoluzione Francese è stato unicamente per permettere a una classe di persone – più astuta e più abile delle altre con le parole – di accedere al potere. Ora che è solidamente ancorata, poco importa se alcuni infieriscono contro la mancanza di libertà, ne svelano i magheggi politici o se commettono addirittura atti terroristici: non sarà certo questo che li porterà al potere (d'altronde questi ribelli non ne vogliono sapere, visto che è stato martellato loro in testa che il potere è una cosa cattiva).

Reggendo saldamente le redini dei media, le élite corrotte hanno ora una sufficiente padronanza della menzogna da poter volgere qualsiasi situazione a loro vantaggio. Essi creano la realtà, e le masse di individui isolati si accontentano di scegliere i ruoli che vengono loro proposti. Preferite essere un marxista islamista o un cristiano capitalista? Qualunque sia il vostro ruolo prediletto, rimanete sottomessi alla corrente globale.

Che cosa possiamo fare contro un piano i cui attori si sono preparati da secoli per realizzare obiettivi che vanno completamente al di là della nostra comprensione e di cui in ogni caso non ne vogliamo sapere? La risposta sta probabilmente nella domanda: mediante un disimpegno totale di tutta questa messinscena scabrosa, rifiutando di identificarci in una qualsiasi di queste marionette, «buona» o «cattiva» che sia, e quindi mediante una dissidenza assoluta verso tutto ciò che, da vicino o da lontano, potrebbe essere assimilato al futuro Nuovo Ordine Mondiale.

Avventurarsi nella politica mondiale significa avventurarsi nel territorio della menzogna in cui tutto e il suo contrario sono falsi. Il primo atto politico sensato che un ricercatore di verità dovrebbe compiere è quello di unirsi ad altri ricercatori per analizzare i dati e cominciare a vedere un po’ più chiaro nel buio in cui ci ritroviamo. Ma normalmente gli attivisti non ci pensano proprio preferendo appoggiarsi con tutto il loro peso alla prima ideologia pronta per l’uso.

Mise en Ligne: 27.08.11 | Extrait de Kali Yuga