Lumi sulla cospirazione DSK Lumi sulla cospirazione DSK Alexandre Sintile Imprimer cet article

Auteur: Alexandre Sintile

DSK liberato in procinto di essere riciclato? La corsa alle presidenziali in Francia rinviata per permettere l’entrata in scena del candidato socialista? Già lo scorso 27 maggio, il C.R.O.M. aveva anticipato questo ritorno in un articolo pubblicato il 10 giugno nel numero 22 della rivista V.I.T.R.I.O.L. Eccone un estratto.


QUANDO BHL SI PRENDE PER EMILIO ZOLA

Bernard-Henri Levy è senz’altro uno dei personaggi più influenti della Francia. Il filosofo miliardario (la cui famiglia ha fatto fortuna distruggendo la foresta primaria in Africa) ha sviluppato la sua statura internazionale con la sua recente crociata democratica in Libia, intervento ultramediatizzato che ha aggiunto una nuova maschera alla sua panoplia di giustiziere dal cuore grande.
Il filosofo superstar si sentiva in dovere di gettare la sua pietra nel groviglio mediatico che circonda la faccenda del suo amico DSK. Per l’occasione, si è sentito crescere le sue alucce di scrittore e, nella rubrica che cura nella rivista Le Point (26 maggio 2011), fa della faccenda DSK «una questione di principio», riproducendovi una pallida imitazione del celebre J’accuse di Émile Zola, lettera pubblicata nel quotidiano L’Aurore del 13 gennaio 1898. Troppo orgoglioso per riferirsi esplicitamente al modello del celebre scrittore, non poteva fare altro che plagiarlo maldestramente.
Nella forma, si evince chiaramente la corrispondenza tra questi due scritti: nel testo di Zola, otto paragrafi iniziano con l’espressione «J’accuse» (accuso); in quello di BHL, otto paragrafi iniziano con l’espressione «Je maintiens» (sostengo).
Nel fondo, questi due scritti riprendono argomenti unilaterali per giungere a conclusioni convergenti: Zola utilizza la formula «accelerare l'esplosione della verità e della giustizia», BHL con minor stile, termina il suo testo con «lasciare quindi la giustizia fare serenamente il suo lavoro di verità
Questo evidente parallelo salta subito all’occhio a coloro che devono essere avvisati del ribaltamento futuro.
Nella sua requisitoria, BHL condanna il tribunale dell’Opinione:
«Sostengo che si è visto attuare, intorno al presunto innocente Strauss Kahn, un tribunale dell’Opinione che non si preoccupa di trovare indizi, prove o testimonianze contraddittorie – e sostengo che è troppo rumoroso, questo tribunale, troppo potente e troppo spettacolare per non esercitare un terribile influsso sull’altro, quello vero, quello che si applicherà nello stabilire i fatti, nient’altro che i fatti.»
BHL ci prepara in seguito al rovesciamento della situazione:
«La vittima è soltanto presunta e nell’ipotesi che il presunto colpevole risultasse finalmente innocente, sarebbe lui, e senza riparazione possibile, la vittima di tutta la faccenda.»
Per dar man forte alla sua profezia, ci ricorda l’affare di Bruay-en-Artois:
«Si tratta, all’inizio degli anni 70, di quel notaio accusato, in quanto borghese, colpevole di un crimine di cui in seguito ci si è resi conto – una volta cessato il vento dell’isteria, e rovinata la sua esistenza – che in realtà non aveva commesso.»



DSK GIOCA AL PADRINO

Per evitare di subire la stessa sorte di quel povero notaio, DSK ha scelto, per farsi difendere, l’avvocato più scaltro degli Stati Unti, Benjamin Brafman, un ebreo ortodosso molto vicino agli ambienti newyorchesi.

Dopo aver difeso Mickael Jackson (accusato di pedofilia), i padrini della mafia (in particolare la famiglia Gambino, accusata di decine di crimini) e vari cantanti americani, si è ora impegnato nell’affare DSK. Così si è espresso nei suoi confronti: «Si dichiarerà non colpevole e alla fine sarà assolto.»
Se BHL e Brafman pensano giusto – cosa di cui possiamo essere quasi certi - DSK uscirà da questa prova come un personaggio planetario vittima di una crudele ingiustizia, se non addirittura di un complotto in odore antisemita. Pertanto, questi avversari di vari ambienti, che l’avrebbero precipitato nella sua caduta, sarebbero fortemente discreditati. Il riconoscimento della sua innocenza tradita gli conferirebbe un’impunità totale. Dato che il «sistema democratico americano», ha apparentemente provato che nessuno può ignorare la legge, DSK uscirebbe rafforzato da questo evento, anche se, naturalmente, occorrerebbe criticare ufficialmente il trattamento mediatico di questo affare. DSK potrebbe allora ritornare in Francia da uomo provvidenziale, integrandosi così perfettamente nello scadenzario 2012 per la realizzazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Assistiamo oggi a un’esteriorizzazione tale del potere del popolo ebreo che dovrà per forza concludersi nell’elezione dei suoi rappresentanti nei posti chiave, in particolare quello di Presidente della Repubblica Francese. Fino al XX secolo, il popolo francese, nel suo buon senso intuitivo, sapeva che il concetto di interesse generale, poteva essere compreso e attuato da Ebrei soltanto in seno alla stessa comunità ebraica, e che gli Ebrei non possono in nessun caso considerare di applicare questo concetto a una comunità che comprenderebbe dei non ebrei: ciò sarebbe completamente contrario ai comandamenti del Talmud. Quando DSK si alza al mattino, il suo primo pensiero – così dice – va verso Israele (e se ciò non fosse non sarebbe un buon rappresentante del popolo ebreo), ed è sicuramente anche il suo ultimo pensiero. Egli aspira di tutto cuore alla supremazia di Israele: «Ritengo che ogni ebreo della diaspora e della Francia debba apportare il suo aiuto a Israele. È peraltro il motivo per cui è importante che gli Ebrei assumano responsabilità politiche. Insomma, nella mie funzioni e nella mia vita di tutti i giorni, attraverso l’insieme delle mie azioni, cerco di dare la mia pietra per contribuire alla costruzione di Israele.» Il problema è che il presidente della Francia sarebbe tenuto a far prevalere l’interesse della Francia sull’interesse della comunità ebraica in Francia, a maggior ragione sull’interesse di Israele o della comunità ebraica internazionale.

Allo stesso modo, un capitano dell’esercito francese deve avere la consapevolezza dell’interesse superiore della Nazione su quello della sua famiglia o della sua comunità. È a questo caso di coscienza che si trova confrontato qualsiasi Ebreo chiamato a servire una Nazione che non sia quella di Israele. Il capitano Dreyfus è stato uno dei tanti esempi, non certo uno buono.


RITORNO SULL’AFFARE DREYFUS

Ritorniamo sull’Affare Dreyfus e sull’importanza che esso ha rivestito.
Il 15 ottobre 1894, il capitano Alfred Dreyfus è accusato di intelligenza con il nemico e incarcerato. Avrebbe fornito documenti top secret a una confraternita ebraica che serviva l’esercito tedesco.
Il 22 dicembre dello stesso anno, sette giudici condannano Dreyfus all’unanimità per tradimento. Dovrà subire la destituzione del suo grado, la perdita della sua posizione militare e la deportazione a vita.
Tutta la Francia, unita dietro a questa sentenza, rimpiange soltanto la clemenza della pena. Jean Jaurès afferma a gran voce: «Perché lasciare in vita questo miserabile traditore?»
Ma Mathieu Dreyfus, il fratello maggiore di Alfred, molto colpito dalla situazione, dedicherà tutta la sua energia e il suo patrimonio per riabilitare il traditore.
A partire dal 1896 la stampa di sinistra, sostenuta e finanziata dai congeneri di Dreyfus, prende in mano la situazione e lancia la campagna dreyfusiana. Questa iniziativa scatenerà un’ondata d’indignazione nell’opinione pubblica.
Progressivamente la virulenta campagna mediatica, con il sostegno morale e finanziario dell’insieme della comunità ebraica internazionale, riesce nella sua opera di convincimento dell’opinione pubblica coinvolgendo nella sua causa grandi personalità politiche e letterarie, di cui la più importante sarà quella di Émile Zola con il suo J’accuse che segnerà la grande svolta dell’affare.
Da insinuazioni di dubbio a supposizioni, da falsi documenti a false testimonianze, da pressioni a manipolazioni, la «Francia» dreyfusiana costruisce la riabilitazione del traditore.
Il 12 luglio 1906, dopo oltre 12 anni di processo, la Corte di cassazione pronuncia finalmente la riabilitazione del capitano Dreyfus.

La Francia è sconvolta e profondamente divisa. L’insieme della società sarà marchiata a fuoco: è la fine di un’epoca in cui si chiamava un gatto un gatto e un Ebreo un Ebreo, in cui si conosceva e rispettava la specificità ebraica. L’Affare Dreyfus ha cristallizzato le posizioni: da una parte, coloro che volevano credere, ingenuamente, che gli Ebrei possono essere Francesi come gli altri e, dall’altra, coloro che pensavano che gli Ebrei non avrebbero mai potuto essere veramente francesi: da allora quest’ultima posizione sarà quella appartenente al campo degli antisemiti. (cfr. nota 1)
Quando una «verità» politica, più che storica, è profondamente impressa nell’inconscio collettivo e, per di più, serve gli interessi dominanti, è molto difficile contestarla.
Dall’Affare Dreyfus in poi, è proibito interrogarsi sulla confusione di interessi nell’esercizio del potere da parte degli Ebrei.
Per questo motivo, alla vigilia del gran ritorno di DSK, era importante che BHL operasse sul popolo francese questa piccola iniezione di richiamo.
Il filosofo ci fa capire che l’affare DSK è un nuovo Affare Dreyfus che deve scagionare una volta per tutte il popolo ebreo e conciliare l’ebraismo con l’impunità. Dopo DSK, qualsiasi accusa contro un ebreo – giustificata o no – potrebbe essere percepita come un’azione antisemita.


I CICLI STORICI

Contrariamente a quanto generalmente ammesso, la Storia non è lineare e non segue una traiettoria ascendente di progresso. Al contrario, essa è di natura ciclica e segue una traiettoria discendente. I cicli storici di diversa durata si incastrano minuziosamente: i giorni, le settimane, i mesi lunari, gli anni, i cicli di 11 anni, di 33 anni, di 2160 anni ecc.
Esattamente 2 160 anni or sono si svolse la terza guerra punica, che segnò l’annientamento definitivo delle forze libere di Cartagine con la conseguente affermazione del potere assoluto di Roma.
Questa guerra durò tre anni e corrisponde, nel ciclo attuale, al periodo 2011-2014.
La «primavera araba» che è stata avviata in Tunisia all’inizio del 2011, conferma perfettamente questa concordanza.
La Seconda guerra mondiale – che si è svolta 2160 anni circa dopo la seconda guerra punica – ha distrutto l’Europa delle Nazioni e dato i natali a un embrione di sistema mondiale (CEE, UE) sulle basi di un sistema economico e finanziario al quale l’élite del popolo eletto è evidentemente intimamente legata grazie alla sua natura cosmopolita.
L’evoluzione del mondo a partire dalla Seconda guerra mondiale e l’influenza ebraica che ha contribuito a tale evoluzione sarebbero state molto discutibili e probabilmente combattute se questa guerra non fosse stata definitivamente interinata e il popolo ebreo consacrato come popolo martire dell’umanità.
DSK porta attualmente la croce del suo popolo. Viene sacrificato sull’altare della sacrosanta democrazia, della trasparenza e dell’egualitarismo.
Assistiamo attualmente alla sua crocifissione mediatica. DSK sarà deposto, nel suo lussuoso appartamento, mentre il suo benamato apostolo, Benjamin Brafman, provvederà alla sua risurrezione. Ritornerà aureolato di una gloria senza pari.
Di conseguenza, la diffidenza legittima che il popolo di Francia prova nei suoi confronti dovrà essere convertita in compassione e in fede, pena di essere considerata come crudeltà o, peggio ancora, antisemitismo ormai diventato sacrilegio.
L’elezione del messia alla presidenza nel 2012 sarà un evento simbolico di assoluta importanza, costituirà una prima, un precedente storico: l’accesso di un ebreo al potere politico supremo.
Dato che la Francia è una sorta di matrice, di laboratorio del Nuovo Ordine Mondiale, questa celebrazione del messia innescherà la fase finale di esteriorizzazione del potere del popolo eletto sul pianeta. È lo scopo di questa terza «guerra punica».
Dopo l’episodio di François Mitterrand al quale era stata imposta la «protezione ravvicinata» di Jacques Attali – che esercitava sul presidente un controllo occulto assoluto, l’esperienza Sarkozy è solo un preliminare, essendo egli di ascendenza ebraica, sposato con un’Ebrea, e i cui figli saranno quindi circoncisi a 8 giorni e perfettamente ebrei. L’altro suo figlio, Jean Sarkozy, ha già annunciato la sua conversione all’ebraismo.
117 anni dopo l’atto di tradimento di Alfred Dreyfus, DSK ricorderà al mondo intero che un Ebreo può essere considerato colpevole soltanto davanti a Yahvé, confermando nelle azioni le parole di Baruch Levy a Karl Marx:
«I governi dei popoli inclusi in questa repubblica mondiale con l’aiuto del proletariato vittorioso, cadranno tutti senza difficoltà nelle mani degli Ebrei. La proprietà privata sarà allora strangolata dai direttori ebrei che amministreranno ovunque il patrimonio statale. Allora la promessa del Talmud sarà realizzata, ossia la promessa secondo cui gli Ebrei, all’arrivo del Messia, possederanno la chiave delle ricchezze di tutti i popoli del mondo.» (lettera del rabbino Baruch Levy a Karl Marx, pubblicata in La Revue de Paris, 1° giugno1928)

Alexandre Sintile

Nota del C.R.O.M.: al fine di precisare la relazione degli Ebrei con gli altri attori del Nuovo Odine Mondiale, abbiamo pubblicato un nuovo testo estratto da una conferenza data da Joël Labruyère. La politica mondiale è sempre più complessa e sottile di quanto non appaia a prima vista...


NOTE

1. Alcuni mesi fa, il 2 dicembre 2010, lo Stato francese ha acquistato (esercitando il suo diritto di prelazione in una vendita all’asta svoltasi discretamente a Tarbes) alcuni documenti inediti: le memorie di un testimone privilegiato dell’Affare Dreyfus, Louis Menard, capo cancelliere presso la Corte di cassazione durante il primo processo di revisione di Alfred Dreyfus nel 1899.
Nelle sue memorie, Louis Menard scrive: «Conoscerete le cause di questa disgrazia immeritata, che si riassume in una parola: non ho voluto accettare le offerte che mi sono state fatte da Waldeck-Rousseau (presidente del Consiglio) in persona di entrare nel complotto dreyfusiano. Essendo stato direttamente immischiato in questo odioso affare che ha fatto così tanto male al nostro Paese, rompendo così tante carriere, elevando a situazioni insperate così tante persone indegne, ho pensato che il racconto della mia vita, dei miei 30 anni di funzioni giudiziarie, potrebbero essere di qualche interesse per voi.»
Le sue prese di posizione sono state fatali alla sua carriera.
Riferisce inoltre le parole di Brisson, Presidente del Consiglio, davanti al Consiglio dei ministri: «Occorre fare in modo di prosciogliere Dreyfus dai sospetti perché i Repubblicani devono molto all’oro degli Ebrei.»
L’affare resta chiuso, questa preziosa testimonianza dovrebbe essere trasmessa agli archivi, «tutelata» e messa a disposizione del pubblico. Che cosa ne resterà? È verosimile che gli elementi principali di queste memorie siano passate sotto silenzio.

Mise en Ligne: 26.07.11